Miracoli
Madonna delle Grazie

Ho già parlato di mio nonno, Giuseppe Teti detto Sbulica u Tamburinaru, utilizzando le parole del capitolo “Sbulica” del libro di Vittorio Torchia “Il Paese del drago”; qui volevo soltanto raccontare degli episodi della sua vita, alcuni dei quali mi hanno visto come testimone oltre che protagonista e un altro che mi è stato semplicemente raccontato ma che tutta Francavilla Angitola ricorda.

Mio nonno, come tutti i “pendinuoti” sapevano, era molto devoto alla Madonna delle Grazie e tutti i giorni insieme a “mastru ‘Ntuoni Ventrici” recitavano il Rosario e spesso cantavano il Magnificat.

Mio nonno era un contadino e pur non avendo nessuna conoscenza di teologia una cosa ce l’aveva chiara e la ripeteva spesso, anche in polemica con la stessa Chiesa, che “A SIGNURA è UNA, cangia sulu u titulu”.

Naturalmente per mio nonno a “SIGNURA” (La Signora) era la Madonna.

A volte in alternativa la chiamava "A Serrisa" per il fatto che proveniva dalle Serre.

Ho ancora davanti ai mie occhi la sua espressione di quando faceva questa affermazione. Si arrabbiava per il fatto che molti, anche incoraggiati dai parroci, andavano a pregare la Madonna presso altri santuari mentre spesso lui e mastru Ventrice si ritrovavano soli o con pochi altri a recitare il Rosario.

Le sue esternazioni erano più frequenti quando gli abitanti di Francavilla Angitola nella terza domenica di luglio si recavano, molti anche a piedi facendo decine di chilometri, a pregare la Madonna di Monserrato sita nella chiesa di Vallelonga (VV).

La sua devozione alla Madonna delle Grazie era totale tanto da esserne quasi geloso se qualcuno la toccava in sua assenza o senza il suo permesso.

Questa devozione lo portava per esempio, oltre che a pregarla in continuazione, a pulirla quotidianamente dalla polvere. In modo particolare utilizzava i lembi del suo “maccaturi” (fazzoletto) per rimuovere la polvere che si andava a depositare dentro le pieghe del bellissimo manto della statua lignea, opera dell’artista serrese Vincenzo Scrivo.

Senza questa premessa non avrebbero avuto senso gli episodi che sto per raccontarvi, episodi ripeto di cui per alcuni sono stato testimone.

La caduta dal soffitto della Chiesa delle Grazie.

Come testimonia Vittorio Torchia nel suo libro, già precedentemente citato, mio nonno era un uomo di chiesa, uno di quelli che la frequentava tutti i giorni e che quotidianamente si dava da fare per far si che la chiesa fosse sempre nelle migliori condizioni.

Un giorno constatata una perdita dal soffitto decise di salirvi e di tentare di ripararlo.

Purtroppo non essendo del mestiere perse l’equilibrio e andò a poggiarsi sul controsoffitto con la convinzione di posare i piedi su una superficie solida, invece questo cedette e lui cadde dentro la chiesa. Tutti lo davano per spacciato ma mio nonno si rialzò come se nulla fosse successo e raccontando che era stata a “SIGNURA” a tenerlo.

Mia Madre.

Nel 1964 mia madre Barbara, figlia di nonno Giuseppe, ha avuto un parto gemellare con il quale ha messo alla luce due delle mie sorelle Maria e Lucia.

In quel periodo tutti o quasi partorivano in casa con l’ausilio della “mammina”, così veniva chiamata l’ostetrica.

Dopo il parto mia madre si sentì subito male e il medico condotto resosi subito conto della gravità della situazione fece chiamare uno specialista. Venne a casa il dottor Scelminio da Vibo Valentia che non fece altro che constatare la delicata situazione consigliandoci di trasportarla nella sua clinica, cosa che fu immediatamente fatta.

Alcuni giorni dopo ci arrivò una bastonata che nessuno di noi si aspettava , una di quelle notizie che ti segnano per tutta la vita, e le parole che spesso in questi anni abbiamo sentito ripetere in tanti films “non ce niente da fare” furono pronunciate per mia madre.

Ci consigliarono perfino di provvedere al suo trasferimento a Francavilla Angitola prima del decesso perché avremmo avuto sicuramente meno problemi burocratici.

Credo che non ci sia da sottolineare lo strazio e il dolore di noi tutti, dei nostri amici ma di fronte ad una cosa così drammatica, di tutto il Paese.

Io frequentavo la seconda media e prima ancora che mia madre fosse morta per compatirmi i passanti già mi chiamavano “povaru orfanieju”. Ricordo che tornai a casa piangendo e li trovai mio nonno Giuseppe che mi disse che “a gente parra ma non sapa nenta, a SIGNURA mi dissa ca fijjama campa e tantu mi basta”, naturalmente considerai quella affermazione una cosa senza nessun valore dettata più dalla disperazione che dalla speranza derivante dalla sua fede nella Madonna.

Mia madre è stata riaccompagnata a casa come ci era stato consigliato, ma una volta giunta a casa le sue condizioni non peggiorarono ulteriormente ma stette bene. Fu un miracolo ? lascio a voi le considerazioni. Aggiungo solo che dopo quel parto mia madre ha avuto altri quattro figli.

La morte di mio nonno.

Tra gli amici più cari della mia infanzia c’era Michele Ventrice, figlio di mastru Ntuoni Ventrice, quell’amico di mio nonno con il quale tutti i giorni recitava il Rosario alla Madonna delle Grazie.

Spesso, vista la nostra grande amicizia, ero a casa sua.

Una sera mentre mi trovavo a casa di Michele passò mio nonno Giuseppe e disse a mastru ‘Ntuonivi affidu a Signura ”.

A quelle parole mastru ‘Ntuoni Ventrice, Michele ed io ci mettemmo a ridere. Anzi mastru ‘Ntuni, ricordo bene, gli disse che il giorno dopo si sarebbero ritrovati e avrebbero come tutti i giorni recitato il Rosario. Mio nonno ripetendo con ancor più convinzione “mastru ‘Ntuoni vi affidu a Signura ” salutò e andò via.

Ci siamo messi a ridere e scherzando abbiamo dato la colpa di quel suo strano comportamento alla sua età che stava avanzando.

Mio nonno quella sera verso mezzanotte senza nessun preavviso o malattia è morto.

Il giorno dopo, commentando con il mio amico Michele e il padre l’accaduto della sera precedente, avevamo capito che gli anni di mio nonno non c’entravano niente con il suo comportamento, ma molto probabilmente quella sua certezza nasceva da quel suo rapporto quotidiano, da quel suo dialogo giornaliero che Giuseppe Teti ha avuto per tutta la sua vita con la “Signura”.

La foto dentro il testo è stata gentilmente concessa da Foca Accetta

Chiesa Madonna Della Grazie

 

 

 

 

Madfonna delle Grazie

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