Miniature di Francavilla
Il drago

Akim - fumettoSempre sui Giochi

Altri giochi che noi ragazzi e ragazze facevamo erano quelli legati ad un particolare periodo dell'anno o a determinate feste. A Nate per esempio si giocava con le noccioline (Castiejiu, Cupiejiu, u cilariejiu, La tombola), d'estate si andava a raccogliere l'origano che pur non essendo un gioco lo vivevamo come tale perchè con la sua vendita avevamo la possibilità di rimediare poche lire per comprarci qualcosa o per andare a vedere la televisione.

Tra questi giochi vanno sicuramente ricordati:

  • U Cupiejiu

  • Questo gioco che facevano prevalentemente le ragazze si svolgeva nel periodo natalizio utilizzando delle noccioline e una buca (U cupiejiu). Il gioco, dopo aver fatto la conta (U tuoccu ) per stabilire chi doveva cominciare, consisteva nel lanciare dalla base che si era deciso (u peda) verso la buca le noccioline che tutte le giocatrici avevano messo in palio nel numero che si era stabilito. Si continuava tentando di mandare una nocciolina per volta, tirata con il dito indice piegato, nella buca,ogni nocciolina nella buca era una nocciolina vinta. Se una giocatrice non riusciva a fare centro continuava l'altra e così via fino alla fine delle noccioline lanciate. Le ragazze tenevano le noccioline in una calza che spesso nei momenti di "discussione" finiva sulla testa dell'avversaria.
  • U Castiejiu;

  • A differenza del gioco "U cupiejiu" questo era un gioco che, fatto sempre con le noccioline, era praticamente rivolto solo ai ragazzi. Consisteva, dopo aver costruito i castelli mettendo sopra tre noccioline utilizzate come base una quarta, nel riuscire a buttare giù più castelli attraverso una ulteriore nocciolina chiamata "a paja". Anche in questo gioco si faceva la conta per stabilire chi doveva essere il primo a tirare dalla base stabilita (u peda) e si proseguiva poi a turno tra i diversi giocatori fino a che tutti i "casteja " erano stati buttati giù. Ovviamente le noccioline dei castelli tirati giù erano vinte. Sopra la "paja"  si concentravano le attenzioni di tutti i ragazzi. Attenzioni che tendevano non solo a sceglierne una molto grossa, ma anche di cercare di renderla più pesante e più in grado di riuscire a vincere le resistenze, per buttare giù più castelli possibili. Per fare ciò si bucava con la punta di un coltellino la nocciolina  prescelta dall’alto, e dopo averla svuotata dal frutto, si fondeva del piombo in un vecchio cucchiaio  e lo si versava dentro. Il tutto veniva chiuso con della cera e mascherato bene con del fango. Anche in questo gioco si determinavano situazioni in cui tutti volevano avere ragione, e tutti litigavano con tutti, finchè qualcuno non diceva "varamuni" a quel punto tutti cercavano di arraffare il maggior numero di noccioline.
  • O_Ppà;

  • Questo gioco lo si faceva tra ragazzi ed aveva lo scopo di ribaltare con il fiato delle piccole cose: figurine, monete o oggetti simili; da qui appunto il suo nome " O Ppà " che era il rumore che veniva riprodotto dall'aria che passava attraverso le labbra. Anche in questo gioco si faceva prima la conta per stabilire che doveva iniziare e si proseguiva a turni fino a che non si rigiravano tutti gli oggetti.
  • U Volu;

  • Anche questo gioco era rivolto ai ragazzi ed aveva lo scopo di ribaltare  delle figurine o delle monete lanciandoli in aria.  Dopo aver fatto la conta per stabilire che doveva iniziare si sistemavano le figurine o le monete sul dorso della mano e si lanciavano in aria, tutte le figurine o le monete che nel cadere si erano rigirate si consideravano vinte. Si proseguiva a turno fino a che non si rigiravano tutti gli oggetti.
  • A Mazzica;

  • Questo gioco si svolgeva con l'ausilio di due oggetti di legno, "a mazzica"  e  "u pizzicu ". Questi due oggetti venivano autocostruiti utilizzando un bastone più grande per la prima e un pezzettino di legno più sottile e molto più corto per il secondo. Spesso per la costruzione della mazzica si usava un pezzo di manico di una vecchia scopa  . U pizzicu era appuntito alle sue estremità. Il gioco consisteva nel lanciare u pizzicu con la mazzica il più lontano possibile. Si dovevano eseguire tre lanci e mentre si tirava si ripeteva " mazzica, pizzica e sazizzu".
  • U Carru;

  • A Pendino il maestro della costruzione del carro era Michele Ventrice. Era lui quello che più di ogni altro era capace di produrre un carro che fosse veloce, in equilibrio, con il manubrio e perfino dotato di freno. Per la sua costruzione si utilizzava una bella tavola per la base, ad essa si fissava l'asse posteriore su cui si infilavano dei cuscinetti meccanici e infine con un bullone si fissava sempre sulla tavola l'asse anteriore. Quest'ultimo si fissava con il bullone per poter avere la possibilità di farlo girare per avere il controllo sulla direzione. Su quest'asse dopo aver deciso se mettere uno o due cuscinetti si inchiodava una vecchia scarpa per usarla come freno e si legava un pezzo di corda per poter azionare il manubrio. I più coraggiosi a "pendinu " si lanciavano dalla discesa che partendo e "supa o chianu" arriva davanti alla chiesa della Madonna delle Grazie. Era come dire che qualche "scorciatina" (escoriazione) bisognava pure portarla a casa.

Figurine

U Cupiejiu - U_Ppà

U Volu - A Mazzica

U Castiejiu - U Carru

Triciclo

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